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DA DANTE ALIGHIERI A MARIO M. STROMILLO DIFFERENTE VITA, UGUALE DESTINO

Per una brillante ed originale iniziativa del Comitato provinciale per le onoranze dantesche, si tenne ad Arezzo un nuovo processo a Dante Alighieri tendente a far luce definitiva suquelli che furono i veri motivi della sua condanna. Non sarebbe certo ilmaestro, il nostro padre Dante al quale la cultura di ogni Paese si volge ancoracon sommo rispetto se, sotto il suo profilo austero e scarno, si scoprisse “l’inclito” barattiere e “l’iniquo” estorsoreche Firenze condannò a morte.
E quale significato avrebbe la secolare amorosa ricerca di ogni sfumatura,di ogni significato non chiaro del suo pensiero politico, se non scoprissimo uncontenuto umano così povero, una figura così meschina quale appare dallesentenze del 1302s E’ per questo motivoche il processo di Arezzo ripropone con metodo giuridicamente rigoroso ilproblema della fondatezza e della legittimità o meno delle accuse che colpironoDante per poter dedurre la misura della sua forza morale che illumina ecostituisce l’essenza stessa della sua parola.
Non ci siamo in sostanza allontanati dalla realtà viva e palpitante delmondo di Dante. Dante fu soldato valoroso, uomo di profonda cultura, impetuoso,nutrito di sogni, di tentazioni, di peccati, d’ira e di delusioni, politicobattagliero, ma, soprattutto, cittadino di un Impero di giustizia e di pace,misticamente amato nel sacrosanto segno dell’Aquila. Una letteratura criticamoderna di intellettualismo rarefatto ci offre oggi un dante sbiadito, sospesoin un mondo di attrazioni filisofiche e letterarie che ci hanno fattodimenticare la figura del Poeta nella sua umanità intera. Il processo di Arezzoha permesso che il Poeta, sacro alla gloria dei secoli, avesse anche il suotrubuto di amore come uomo. Gli è stata resa Giustizia nel
modo più pieno e dal consesso di giudici e letterati più qualificati. InArezzo egli scrisse le lettere famose “agli scelleratisimi fiorentini didentro” e all’Imperatore ArrigoVII:documenti essenziali del suo pensiero eche ebbero terribile peso contro di lui.
Arezzo, inoltre, è stata la prima città nellaquale il proscritto trovò rifugio. Ineccepibile, dunque, anche per l’odiernaprocedura penale la competenza del foro Aretino, come illustrò il Presidentedella Corte nella relazione introduttiva del dipartimento. Arezzo, con nobiltàdi animo, dimentica del sangue di Campaldino, offrì al “processo” una tribunasplendida:L’abside della basilica di San Francesco, fiammeggiante nelle vetratedi fondo, preziosa degli affreschi dell’immortale Piero.
Era ora dunque che le carte del “Libro del Chiodo”e dei “Libri fabarum” fossero ristudiate dai giuristi e non solo dagli storici,ed in modo imparziale, sereno, con l’obbiettività con cui si esamina un eventolontano di secoli. E’ stato un processo di risonanza, seguito da uomini dotti enon dotti perchè in quel Libro ogni uomo, anche, se nella nostra selva selvaggia le tre fieresoverchiano e minacciano ancora può sempre ritrovare “la speranzadell’altezza”, la conferma del suo meraviglioso irrinunciabile destino: virtutee conoscenza

E’ stata un’ora importante, solenne. Un corrispondente straniero haosservato che la coreografia del processo era talmente avvincente che nemmenostrehler o Nilos avrebbero potuto. Superarla, Il procuratore, giudici e itestimoni erano italiani p stranieri, ma tutti i giuristi rinomati o famosistorici di fama europea esperti in questioni dantesche.
La revisione del processo non fu affatto superflua, perchè un enormegiustizia andava fatta. Tutti i giudici hanno espresso il verdetto di noncolpevolezza. Anche il voto del Presidenteè “non colpevole” e così conclude: “considerato il lusso imponente,qualificato, sfolgorante delle esposizioni motivate che hanno caratterizzatoquesto processo attraversio le voci altissime dei componenti l’eccezionaleCollegio, anche per l’ora tarda, ritengo di potermi dispensare da unamotivazione personale, richiamandomi a pieno a quelle già così brillantementeesposte, per cui:
La corte aconclusione dell’odierno pubblico dibattito, sentito il pubblico accusatorenelle sue requisitorie, sentita la difesa, raccolti e computati i votisingolarmente emessi dai giudici, in sede di rinnovazione dei processi svoltosia suo tempo, all’unanimità dichiara il sommo Dante Alighieri non colpevole e lo assolve. Davanti al diritto ed alla storia dalleimputazioni contestatagli – l’udienza è tolta..

MarioStromillo

DANTE E LA MEDICINA
Al raro genio poetico Dante univa un sapereenciclpopedico. In teologia, infilosofia, in giurisprudenza, gli storici gli riconoscono una erudizioneincomparabile. Ma sembra che ancora non siano state riconosciute l’estensione eil valore delle sue conoscenze mediche.
Ora, non soltanto egli aveva letto e meditato laopere di medicina conosciute sino allora, ma aveva frequentato gli ospedali:molti passaggi delle sue opere fanno fede del suo senso clinico

 * * *
Della sua vita medica in verità ci è noto pochissimo. Un fatto certo èquesto: nel 1296 – egli aveva allora trenta anni – Dante si fece ammetterenella potente corporazione dei medici e farmacisti. Arte de’Nedici et Speziali.
Che cosa era questa corporazione e quali ragioni aveva il poeta di farnepartes
Alla fine del XIII secolo le corporazioni o arti di Firenze, chediscendevano dai Collegia dellavecchia Roma imperiale, erano delle potenti associazioni professionali, che dalpunto di vista politico, assumevano un compito di estrema importanza. Infatti,per accedere alle cariche della repubblica, era sempre necessario di far parteefficiente di una corporazione e non figurare soltanto sui registri.
Così avevano decretato gliOrdinamenti della Giustizia, imposti nel 1293 da Giano della Bella.
Questa ordinanza – la grande Carta di Firenze – era diretta contro inobili, che troppo spesso si accaparravano, per diritto di nscita, i postielevati. Essa toglieva la supremazia agli aristocratici, per conferirla aiborghesi organizzati in corporazioni.
Dante, nato da buona famiglia, ambizioso, che mirava alle carichepoliotiche, si vide obbigato a far parte di una corporazione. Letterato edotto, non poteva scegliere che tra quella dei giudici e quella dei medici; ese dette preferenza a quest’ultima, aveva delle buone ragioni.
Anzitutto, era questa una delle corporazioni piùpotenti e più ricche diFirenze. Comprendeva non solo i medici e gli speziali, ma anche i chirurghi, ichimici, le levatrici e più tardi accolse i letterati, gli scienziati. Gliartisti. Ove si eccettui la gilda dei giudici e dei notai oiù ristretta,L’Arte dei Medici era quella riswevat atutte le professioni liberali, riuniva tutti gliintellettuali di Firenze, eDante fu condotto in modo del tutto naturale a farne parte.

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Del resto il poeta non era fuori posto in comosgnia dei medici.
Egli aveva studiato la medicina, probabilmente a Bologna, con il dottoTaddeo, anche lui fiorentino.
Là aveva letti parecchie opere di Galeno, gli aforismi di Ippocrate, libriai quali il poeta fa allusione nel Convito (L.VII,30 – 40) e molto probabilmente la materia medica di Dioscodide.
A Firenze egli aveva frequentato l’ospedale, forse non per solo interessealla medicina, ma anche per amore a Beatrice. Nel 1285 infatti, FolcoPortinari, il padre di beatrice, aveva fondato l’ospedale di San matteo, nucleodello stabilimento che divenne più tardi l’ospedale di Santa Maria Nuova, ilquale esiste ancora.
La moglie ed i figli di Folco visitavanoregolarmente i poveri infermi e la presenza ed il ricordo di Beatrice, a cuiDante aveva dedicato un amore così mistico ed appassionato, ha cero dovutorichiamarlo potentemente più volte in questo ospedale.
Checchè ne sia, l’autore della Divina Commedia hafrequentato le corsie ed ha osservato i malati ed ha conosciutol’orrore degliospedali della sua epoca, se dobbiamo giudicare dal seguente passaggiodell’Inferno (XXIX, v.46 e ss):

Qual dolorfora, se degli ospedali
DiValdichiana tra ‘I luglio e ‘I settembre
E diMaremma e di Sardigna i mali
Fossero inuna fossa tutti insembre;
Tal eraquivi; e tal puzzo n’usciva,
Qual suoleuscir dalle marcite membre.

Che in seguito Dante abbia letto le opere deimedici arabi, è possibilissimo, giacchè egli li cita in compagnia di moltiautori più antichi nel canto IV dell’nferno (v. 130 e ss):
Poi cheinnalzai un poco più le ciglia
Vidi ilMaestro di color che sanno,
Seder trafilosofica famiglia.
Tuttil’ammiran, tutti onor gli danno.
Quividiv’io e ocrate e Platone,
che innanziagli altri più presso gli stanno.
Democrito,che ‘l mondo a cao pone,
Diogenes,Anassagora e Tale,
Empedocles,Eraclito e Zenone:
E vidi ilbuono accoglitor del quale,
dioscoridedico; evidi Orfeo,
tullio eLino e Seneca morale:
Euclidegeomètra e Tolommeo,
ippocrateAvicenna e Galeno,
Averrois,che il gran commento feo.

Aristotile è spesso ricordato: nel convito (IV,21),
nel purgatorio (XXV,32 – 75), ecc.
Dante fa prova di conoscenze embriologiche, checerto egli ha desunto dall’autore del trattato“De genratione animalium” ancora nel Convito (I, VIII,33 viene messo aprofitto il “Methodus Medendi” di Galeno, ed il celebre medico greco è citato nel de monarchia (I.XIII,45 – 47.
Ecco pressappoco ciò che si sa della vita edeglistudi di Dante dal punto di vista puramente medico; e tali nozioni sitrovano quasi esclusivamente nelle sue stesse opere


* * *

Queste ci offrono ancora alcune descrizioni di unreale interesse per il medico. Tale il quadro di due dannati in preda a pruritoinvincibile (inferno,XXIX,v.73):

I’vidi duesedere a sé poggiati,
come ascaldar s’appoggia tegghia a tegghia,
Dal capo a’piè di schianze maculati.
E non vidigiammai menare stregghio
Da ragazzoaspettato dal signorso,
Nè da coluiche mal volentier vegghia,
Comeciascun menava spesso il morso
Dell’unghiesovra sè per la gran rabbia
Delpizzicor, che non ha più soccorso.
E sitraevan giù l’unghie la scabbia
Come colteldi scardova le scaglia.
O d’ altropesce che più larghe l’abbia

E’ difficile immaginare una pittura più efficacedei supplizi che dà il forte prurito.
Nel canto seguente (v 49 e ss.) si legge una ingegnosa descrizione dell’idropisia:

I’ vidi un fatto a guisa di liuto.
Pur ch’egliavesse avuta l’anguinaia
Tronca dal lato che l’uomo ha forcuto.
La grave idropisia che sì dispaia
Le membra con l’umor che mal converte,
che ‘l visonon risponde alla ventraia,
Faceva lui tener la labbra aperte,
Come l’etico fa, che per la sete
L’un verso ‘l meno e l’altro in su riverte.

Ci si rivela l’osservatore sagace nel passaggioora ricordato; così pure quando egli parla delle vittime della carestia(Purgatorio, XXIII, v 22ss.):

Negli occhiera ciscuna oscura e cava,
Pallidasulla faccia, e tanto scema,
chedall’ossa la pelle s’informava.

A titolo di descrizione patologica citiamo ancorail passaggio seguente (Inferno,XX, v.10 ss.):

Come ‘l viso mi scese in lor più basso.
Mirabilmenteapparve essere travolto
Ciascun, dal mento al principio del casso;
Chè dalle reni era tornato tornato il volto.
E indietro venir gli convenia,
Perchè ‘l veder dinanzi era lor tolto,
Forse per forza già di parlasia
Si travolse così alcun del tutto;
Ma io non vidi, nè credo che sia.

 * * *

In quella deliziosa storia d’amore che è la “VitaNuova”. Dante espone la fisiologia dell’emozione quale s’intendeva al XIIIsecolo.
L’influenza di Aristotile vi si fa nettamentesentire: Dante incontra Beatrice, a tal vista il suo “spirito vitale” (ilcuore,organo della vita emotiva) comincia a battere e le pulsazioni si fannosentire fino nelle più intime arterie. Poi lo “spirito animale” (il cervello,organo della vita di percezione)comincia a riflettere e lo “spirito naturale” (il fegato, centro della vitaorganica) comincia a turbarsi. Non si ritrovano in questa descrizione – chesorprende alquanto sotto la penna di un innamorato – le tre facoltà dellpanimasecondo Aristotiles
I pochi esempi da noi menzionati bastano permostrare che Dante, se probabilmente non fu dottore in medicina, fu almeno, perle sue conoscenze scientifiche, bendegno di figurare nella corporazione dei medici.
Questa d’altronde elevò nel I300 alla dignità suprema del priorato: fu quelloil principio della carriera politica del poeta, di cui sono ben note la vitaagitata e la triste fine.

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